30 giugno 2015

Meet the Real Giant (and Italian) Mosasaurus

Locandina by Andrea Pirondini - Prehistoric Minds
Una delle peggiori mistificazioni del recente film Jurassic World é l'enorme Mosasaurus. Ed anche se sappiamo tutti che "era solo un film", sono sicuro che a molti spettatori del film sia scattata la domanda su quanto di corretto ci sia nella colossale creatura marina che vedete nel film.
Bene, se il prossimo 18 ottobre sarete a Bologna, avrete una occasione unica per soddisfare le vostre curiosità mosasauriane. Si apre infatti una mostra sul grande mosasauro che abbiamo descritto lo scorso anno: il più grande rettile fossile trovato nel nostro paese.
Vi aspetto quindi numerosi al Museo Capellini!

25 giugno 2015

Il pigostilo di Balaur, il piede di Aurornis e l'occhio di David Peters

Inizialmente, avevo pensato ad una trilogia di post su questo tema, ma penso che uno, un po' corposo, basti ed avanzi.
Finalmente, si fa per dire, anche David Peters sbarca su Theropoda!
Per quelli di voi che non sappiano chi sia David Peters, questo post di Darren Naish è ampiamente esaustivo per conoscere il soggetto. Perché dedico un post a David Peters? Perché egli, recentemente, ha dedicato un post al mio articolo su Balaur pubblicato su PeerJ. In quel post, oltre a interpretare in modo demenziale (e spesso privo di alcun fondamento) il mio articolo, Peters include anche una interpretazione di pura fantasia di un taxon, tratta da un altro mio articolo. In breve, era doveroso che replicassi a così tanti errori presenti in quel post e che riguardano direttamente alcune mie ricerche.
Preciso subito che io non ho nulla di personale contro Peters, mi limito a correggere i suoi madornali errori paleontologi che mi riguardano.

Traggo dal post di Peters alcuni brani, e li commento:

Il fantomatico non-pigostilo di Balaur

- Unfortunately Balaur was unlike the birds Cau et al. nested Balaur with, Sapeornis and Zhongjiaornis (Fig. 2). These two big-wing birds both have a pygostyle (reduced tail).
In questo brano, Peters pare sostenere che Balaur fosse privo di pigostilo. Per affermare ciò occorre avere preservata la parte terminale della coda, dato che il pigostilo è formato dalla fusione delle ultime vertebre caudali. Purtroppo, le poche vertebre caudali attualmente note in Balaur appartengono alla parte prossimale e (forse) intermedia della coda. Non abbiamo le caudali terminali di Balaur. 
Pertanto, i base ai dati attuali non si può né affermare né negare la presenza di pigostilo in Balaur. L'obiezione di Peters è quindi priva di sostegno.


- In addition, Cau et al. used the Lee et al. (2014) tree (1549 characters vs. 120 taxa) to nest Balaur close to Zhongjianopterus  [assumo intendesse Zhongjianornis, scusabile per uno fissato con gli pterosauri] (Fig. 1) several nodes more derived than Archaeopteryx and slightly more derived than Sapeornis.
Falso. L'analisi modificata da Lee et al. (2014) colloca Sapeornis più derivato di Zhongjianornis. Mi chiedo se Peters sappia leggere i cladogrammi.

- Cau et al. considered the sole phalanx of vestigial manual digit 3 to be the fusion of phalanges 1-3. That may be so… OR the distal phalanges might not have been preserved.
Totalmente falso. Nel testo scriviamo: "The only known phalanx in the third manual digit of Balaur has a tapering distal end with a small distal articular surface, suggesting the presence of a possible additional phalanx of very small size". Nessuno ha mai ipotizzato che l'unica falange nota del terzo dito della mano di Balaur sia la fusione di più falangi.

They suggest that Balaur may have had a proportionally shorter-tail and a less raptorial-looking foot than previously depicted. This suggestion ignores the fact that the tail was not pygostylic and the pes was trenchant, if not raptorial.
Anche in questo caso, Peters assume, senza dati a sostegno: 1) che la coda di Balaur fosse priva di pigostilo, e 2) che noi affermiamo il pigostilo in Balaur. Tuttavia, noi non abbiamo mai affermato che Balaur fosse dotato di pigostilo, per la semplice ragione che in assenza della parte distale dalla cosa non si può né affermare né negare il pigostilo.


- Archaeopteryx, Aurornis, and Balaur were all derived from dromaeosaurids.
Questa affermazione (in particolare per Archaeopteryx e Aurornis) è del tutto priva di sostegno. Paradossalmente, nemmeno i cladogrammi di Peters stesso producono un tale risultato. Mi chiedo se Peters sappia leggere correttamente i cladogrammi.

- Balaur had a long tail, not a pygostyle.
Per la terza volta, Peters fa un'affermazione che attualmente non è sostenuta da alcun dato oggettivo, dato che non sono note vertebre caudali distali di Balaur.

Il piede reale di Aurornis

Ricostruzione fantasiosa e del tutto infondata del piede di Aurornis realizzata da David Peters. A sinistra, usando la foto del piede di Aurornis modificata da Godefroit et al. (2013), Peters mostra, con differenti colori, le sue interpretazioni personali delle ossa. Notare l'ipotetico primo dito del piede ruotato rispetto alle altre dita e munito di un ampio ungueale (arancione). Notare il quarto metatarsale la cui troclea distale si incurva lateralmente divaricando dalle altre troclee (verde). Notare anche il quinto metatarsale vestigiale in basso (viola). A destra, la ricostruzione del piede, sempre opera di Peters, "ricollocando" il fantomatico primo dito.
La didascalia dell'immagine nel post di Peters dice: 
Figure 6. Aurornis pes. Note the relatively large ungual 1, as in Balaur. This taxon represents the smaller, more gracile lineage leading more directly to birds. Although metatarsal 1 is short and placed on the shaft of metatarsal 2, metatarsal 1-3 are aligned, as in Balaur.

Nello stesso post che parla del recente studio di Cau et al. (2015), David Peters propone una ricostruzione del piede di Aurornis, basata sul suo "metodo" che consiste in una serie di manipolazioni digitali di immagini fotografiche a bassa risoluzione. Questo metodo è già stato ampiamente demolito da altri, quindi non entro troppo nella discussione metodologica, che comunque è al limite del ridicolo. Mi limito ad aggiungere un caso che sbugiarda in modo inappellabile la procedura petersiana. 
Come i lettori abituali del blog sapranno, vuole il caso che proprio in questo periodo io sia a Bruxelles, presso l'Istituto Reale delle Scienze Naturali. E voglia il caso che l'olotipo di Aurornis sia proprio qui, nello studio dove sto analizzando nuovi fossili di theropodi. Tutte le mattine, il caro Aurornis mi saluta, a mezzo metro dallo stereomicroscopio con cui sto analizzando altri fossili. Pertanto, posso controllare direttamente sull'esemplare reale tutte le caratteristiche millantate da Peters con il suo metodo foto-ritoccante. Perciò, mettiamo il caro Aurornis sotto il microscopio, e osserviamolo...

A- L'area che Peters interpreta come la prima falange del primo dito, sovrapposta al secondo metatarsale, è una depressione non-naturale prodotta dall'erosione. In pratica, è un'escavazione dell'osso. Peters ha visto un osso dove in realtà c'è un buco.
B- L'area che Peters interpreta come il grande ungueale del primo dito, rovesciato e sovrapposto alla faccetta prossimale della prima falange del secondo dito, è un'ampia zona erosa corrispondente al cotilo prossioventrale della prima falange del secondo dito. In pratica, è un danneggiamento post-mortem dell'articolazione prossimale del secondo dito. Peters ha visto un osso dove in realtà c'è solo erosione.
C- L'area che Peters interpreta come la troclea divergente del quarto metatarsale è la prima falange del primo dito del piede. L'osso è compresso e parzialmente fratturato, come tutte le ossa di Aurornis, quindi la sua forma originaria è parzialmente deformata, ma nondimeno chiaramente riconoscibile come la prima falange del primo dito, in articolazione con il primo metatarsale.
D- L'area che Peters interpreta come la regione prossimale della prima falange del quarto dito è l'ungueale del primo dito del piede. Anche in questo caso, l'osso è parzialmente deformato, ma è comunque riconoscibile la curvatura dorsale del piccolo ungueale.
E- L'area che Peters interpreta come il quinto metatarsale vestigiale... semplicemente non esiste. Il piede è esposto in vista posteromediale, quindi è altamente improbabile che sia visibile il quinto metatarsale, che generalmente è adiacente alla superficie laterale del quarto metatarsale (non esposta).



E se qualcuno mi obiettasse come faccio a dire queste cose, risponderò citando Roland Tembo: "L'ho visto!".
Concludendo, il metodo ricostruttivo di Peters è una cialtronata colossale.

23 giugno 2015

Cosa sono Tyrannosaurus, i raptor e Indominus?


Chiudo la settimana di festeggiamenti mondiali per l'apertura e altrettanto rapida chiusura del parco a Isla Nublar, parlando della differenza più grande e profonda tra il film uscito questo anno ed il prototipo del 1993. Si tratta di un concetto a cui tengo moltissimo, e spero di esprimerlo al meglio. Questa differenza non è legata alla scientificità delle due opere (dopo tutto, per entrambi vale il mantra del "è solo un film! bla bla bla" senza alcuna valenza divulgativa) bensì qualcosa di più importante per tutti coloro che, come me, si dedicano a studiare i fossili dei dinosauri. La differenza tra i due film è nel come essi (cor)rispondano alla domanda: cosa sono i dinosauri? Attenzione, in questo blog ho ripetuto molte volte che i dinosauri sono ipotesi scientifiche volte a spiegare i fossili. Ovvio che i film non rispondono a quella domanda. Ma rispondo e corrispondono, invece, alla teoria che sta dietro a quelle ipotesi. Di che teoria parlo?

I fossili sono i resti litificati di esseri viventi realmente esistiti nel remoto passato.

Teoria banale? Per niente. Questa "banalità" è stata acquisita dall'uomo solo negli ultimi secoli. Noi oggi lo diamo per scontato, ma solo dopo secoli di discussione scientifica e filosofica. Non è per niente immediato ritenere che un pezzo di roccia sia la traccia di un essere vissuto milioni di anni fa. 

Affermare che un dinosauro è un'ipotesi per spiegare un fossile, equivale quindi ad affermare che un dinosauro è una interpretazione volta a spiegare un caso particolare della teoria generale per cui i fossili sono resti di esseri viventi realmente esistiti nel remoto passato.
Questa lunga definizione di dinosauro si riassume (forse banalmente) nella frase:

I dinosauri erano animali reali.

Sebbene questa frase possa apparire la più banale al mondo, essa è quasi mai implicita nelle rappresentazioni cinematografiche dei dinosauri.
Nella maggioranza dei film con dinosauri, difatti, questi ultimi sono "mostri", sono "metafore", sono "il Nemico", "la Minaccia". Il dinosauro nel film è la personificazione della Natura ostile precedente l'avvento della Civiltà dell'Uomo. In generale, quindi, i dinosauri dei film non sono animali, ma sono simboli antropocentrici, costruiti in funzione avversa al concetto di umano, civile, storico. Il dinosauro di questi film raramente ha connotati e comportamenti naturali. Esso è quasi sempre aggressivo ed ostile, persecutore e feroce. Quasi sempre, esso deve essere contrastato, abbattuto ed eliminato. L'estinzione del dinosauro, al pari di una sentenza morale, ne giustifica la connotazione negativa, quindi maligna. Non a caso, il dinosauro cinematografico è sovente ritratto come insensibile al dolore, privo quindi di misura emotiva, il distruttore che può essere fermato solo con la morte.
Dato che mi è stato ripetuto mille volte che un film non è "un documantario" (sebbene, vorrei replicare, i documentari siano dei film...), non c'è motivo per cui i dinosauri dei film debbano essere i dinosauri reali. E difatti, come ho appena detto, nella maggioranza dei casi i dinosauri dei film sono simboli, metafore, archetipi, rappresentazioni oniriche, aggiornamenti del drago, e tutta la serie di definizioni letterarie, psicologiche e filosofiche che meglio vi aggradano. Raramente, il dinosauro dei film rispecchia il dinosauro reale, naturalistico e paleontologico: un animale.

Jurassic Park, nel 1993, fu una delle rare eccezioni, sebbene in forma ambigua. In Jurassic Park, i dinosauri più irreali del film sono i raptor, nella loro caratterizzazione antagonista dei protagonisti. Essi sono "la Minaccia", quindi sono ancora una volta rappresentazioni antropocentriche, non naturalistiche. Essi aprono il film uccidendo un essere umano, e lo chiudono con la propria morte. Sono quindi palesemente degli strumenti funzionali alla narrazione di vicende umane.

Il medesimo discorso invece non vale per il Tyrannosaurus del film. La sua entrata in scena è assolutamente naturalistica, non antropocentrica. L'animale viene attratto alla recinzione dalla fuga intestinale dell'avvocato Gennaro. Inizialmente, dopo aver abbattuto la recinzione priva di elettricità, l'animale pare allontanarsi, senza degnare gli esseri umani di grande attenzione. Sarà la serie di reazioni sbagliate da parte degli esseri umani a trasformare il Tyrannosaurus in minaccia. Ma, ripeto, la sua entrata in scena non è volta a minacciare gli esseri umani: esso è solo un animale enorme che se ne va a spasso sotto la pioggia.
Ho sempre apprezzato il modo con cui quella scena è costruita. Inizialmente, il dinosauro pare nemmeno aver colto la presenza di esseri umani. In quel momento, l'animale rappresentato non è il solito "mostro-antagonista degli uomini". I dettagli in questo caso contano molto. La scena in cui il Tyrannosaurus ha rovesciato l'automobile con dentro i due ragazzini e si avventa su una delle ruote, è, a mio avviso, costruita proprio per rimarcare che l'animale non sta svolgendo il ruolo del Nemico. Il Tyrannosaurus si avventa sull'automobile, interpretandola come una preda, e quasi rimane sconcertato dall'esplosione del pneumatico. Un comportamento naturale da animale, non da mostro inarrestabile. Anche il momento in cui il povero Gennaro passa a miglior vita mostra che il Tyrannosaurus è rappresentato come animale e non come mostro. Per un attimo, l'animale è come incerto davanti alla preda, non si lancia automaticamente "in quanto killer". Ma è pur sempre un predatore e quindi perché non avventarsi sul facile pasto?

Perché mi sono dilungato nella descrizione di una scena di un vecchio film? Perché ogni scena di un film con dinosauri, in quanto rappresentazione costruita a tavolino, trasmette l'idea del dinosauro intesa dai realizzatori dell'opera. 
Jurassic Park si propone come fantascienza iper-realistica, e quindi assume di mostrare i dinosauri "come se fossero reali", o perlomeno come si assumeva fossero tali nel 1993. Ma non può esserci iper-realismo se l'animale non è realistico, se esso è simbolico più che naturalistico. Il dinosauro-antagonista, il Nemico simbolico nella accezione antropocentrica, non può essere una rappresentazione realistica dei dinosauri. L'esempio che conferma questa regola viene dal medesimo film. Nei raptor, veri antagonisti e nemici dei protagonisti, il simbolico non può essere evitato, e ciò va a scapito del naturalistico. Il Tyrannosaurus, invece, libero dal ruolo di antagonista, libero dalla catena del simbolo, può essere manifestato come animale naturale. 
Non è un caso che il suo "ruolo salvifico" alla fine del film sia del tutto accidentale. Il Tyrannosaurus non "salva" i protagonisti: semplicemente, esso si avventa sui raptor, su una preda, noncurante degli esseri umani. Non c'è alcuno sguardo di intesa, di partecipazione, tra Tyrannosaurus e personaggi umani. E lo dimostra il fatto che esso continui nella propria attività predatoria mentre i protagonisti della vicenda si stanno allontanando. Come ogni animale naturale, esso è autoreferente.

Tutto questo viene meno in Jurassic World. Nel sequel del 2015, i dinosauri tornano ad essere i mostri antropocentrici del classico B-movie. Sono strumenti ad uso e consumo dell'abusata metafora della Natura contro l'Uomo. Indominus è un mostro a tutti gli effetti. Come la creatura di Frankenstein è un assemblaggio di diverse creature morte. Come ogni mostro, è privo di naturalezza, non ha comportamenti autoreferenti. Ha una sola logica: uccidere, e per fermarlo occorre ucciderlo. Esso è il Nemico e la Minaccia, e quando anche si voglia elevarlo sopra la propria funzione omicida, esso è comunque solamente una metafora dell'Uomo nei confronti della Natura. 
Ma anche i raptor sono stati degradati ulteriormente: ancora meno naturali di quelli del primo film, anche essi sono degli ibridi antropocentrici: in alcuni momenti sono alleati dell'uomo, in altri sono antagonisti. Non sono mai autoreferenti, quindi non sono mai naturali. Ed infine, persino il Tyrannosaurus è un mero strumento antropocentrico: esso è funzionale all'uccisione del Nemico, viene richiamato in servizio per svolgerla, e svolta la propria funzione esce di scena. Il Tyrannosaurus di questo film non è un animale, è uno strumento nella Lotta contro il Mostro, un rovesciamento, ma pur sempre nell'alveo, della tradizione del mostro bellicoso. Ed a confermare la sua natura ormai totalmente allineata al ruolo di oggetto antropocentrico, il Tyrannosaurus alla fine della lotta assume un'espressione facciale quasi umana, sicuramente antropomorfica, inedita e a tratti stucchevole.

Pertanto, se c'è qualcosa che Jurassic World ha distrutto, ben più significativa della scientificità dei dinosauri in un film d'azione, è l'idea naturalistica dei dinosauri che - almeno parzialmente - Jurassic Park aveva cercato di proporre. Con Jurassic World, i dinosauri tornano ad essere ciò che sono sempre stati al cinema: mostri antropocentrici.
Per questo, film di questo genere non saranno mai apprezzati da persone che ritengono i dinosauri non mostri, ma tentativi di comprendere in modo naturalistico ed autoreferente degli animali esistiti nel remoto passato.

22 giugno 2015

Jurassic World Survey

 
Incoraggio tutti a partecipare al Jurassic World Survey. Sarà interessante conoscere l'esito del sondaggio.

21 giugno 2015

Recensione di Jurassic World


Mi tocca? Sì, mi tocca. Insomma, alla fine, questo benedetto film - che è stato la manna dal cielo per dinomaniaci e teorici del complotto - l'ho visto ed ora sarebbe bene che esprima la mia opinione. Cani e porci hanno scritto recensioni su questo film, ed io che non sono da meno in cinomorfismo e suinità dovrei forse censurarmi? 
Giammai! 
In fondo, chi meglio di un esperto di dinosauri può... recensire un film sui dinosauri? E già questa domanda avrebbe innumerevoli sfaccettature. Sicuramente, la mia qualità critica non è minore dei tanti "critici cinematografici" che abbondano online.
Come ricorderete, in un remoto passato feci una previsione su come sarebbe stato il fantomatico quarto episodio qualora fosse stato realizzato. La previsione era molto pessimistica, dato che concludeva che un quarto episodio dovesse essere inevitabilmente privo di originalità e ancora meno accurato in merito ai dinosauri rispetto ai precedenti sequel. Ma, forse, anche in quel caso il film potrebbe meritare la sufficienza per meriti non necessariamente legati al franchise.
Quale è la mia impressione ora che ho l'oggetto di tale previsione non più come mera estrapolazione, ma come realtà tangibile?

AVVISO/DISCLAIMER grande come un mosasauro clonato: se non hai ancora visto il film, evita di leggere questo post. Tradotto nella lingua di internet: SPOILER

The Cenozoic Valley of Gwangi

Locandina del film "The Valley of Gwangi" (1969)

Un aspetto positivo di essere un paleontologo, è che si colgono piccole chicche di scienza anche dove a prima vista non dovrebbero essere. L'osservatore profano, di fronte alla locandina di questo mitico film "paleo-vintage", "The Valley of Gwangi", probabilmente si soffermerà sull'ipertrofico dinosauro old-style sullo sfondo e sulla bizzarra commistione di dinosauri e cow boys. E probabilmente non baderà ai due crani in primo piano. 
Di solito, in locandine come questa, eventuali resti scheletrici illustrati sono tutto tranne che accurati: generiche ossa di "mostro preistorico" prive di coerenza anatomica e bellezza estetica. 
I due crani illustrati in primo piano sono invece molto belli ed accattivanti. E la ragione è semplice: sono veri crani di veri vertebrati fossili. Quello in primo piano è un mammifero cenozoico, probabilmente un giovane Entelodon (ma, non essendo io un esperto in mammiferi, potrei sbagliare: se qualcuno può confermare o correggere la mia identificazione è benvenuto). Il cranio a sinistra è invece quello di Sebecus, crocodyliforme di grado notosuco dall'Eocene della Patagonia. Ovviamente, le dimensioni reali di questi crani non sono quelle mostrate nella locandina... 
Entrambi i taxa era noti nell'anno di uscita del film, quindi è evidente che siano stati usati come ispirazione per questa immagine. Dato che l'olotipo di Sebecus è conservato al Museo di Storia Naturale di New York, è plausibile che l'autore della locandina abbia preso ispirazione direttamente da esemplari conservati in quel museo.

Ringrazio Andrea Pirondini, dalla cui pagina Facebook ho colto questa piccola chicca di paleontologia-vintage.