27 aprile 2015

Coming Soon: Chilesaurus!

Iniziavo a temere che questo 2015 sarebbe stato una noia mortale in fatto di nuove forme enigmatiche. Per fortuna, è stato appena pubblicato un succoso nuovo theropode dalla morfologia estremamente aberrante, e quando dico "aberrante" intendo al limite del chimerico, se non fosse che abbiamo un esemplare articolato. Dato che mi terrà impegnato a codificare in Megamatrice per un po', il post non arriverà subito...

In realtà, questo nuovo theropode, Chilesaurus diegosuarezi, non è del tutto nuovo. I primi resti di questo taxon, infatti, furono descritti nel 2008. Ne parlai anche su Theropoda, e sarà interessante confrontare i risultati di allora con quelli che otterrò ora che molto materiale di questo bizzarro taxon è noto...

Prossimamente, su Theropoda!

Spinosaurus torna in Italia...

Vi segnalo che dal 6 giugno al 10 gennaio prossimi, Milano ospiterà la Mostra su Spinosaurus che nei mesi precedenti era ospitata a Washington (USA). Si tratta di una collaborazione internazionale tra il Museo di Milano, l'Università di Chicago, la Geomodel e la National Geographic Society.
Per motivi che spiegherò prossimamente, io visiterò la mostra in autunno.

26 aprile 2015

Capacità aeree nei giovani Deinonychus? [aggiornamento metodologico]


Parsons e Parsons (2015) descrivono i resti di un theropode di piccola taglia dalla Formazione Cloverly del Montana (USA). L'esemplare mostra sinapomorfie di Dromaeosauridae ed è riferito a Deinonychus. L'analisi istologica delle ossa indica un'età alla morte tra 1 e 2 anni, ed uno stadio immaturo-subadulto per l'esemplare. Ciò concorda con l'attribuzione a Deinonychus, i cui esemplari adulti hanno un'età di circa 10-13 anni. L'esemplare completo è stimato in circa 130 cm di lunghezza ed una massa di 7-9 kg. Alcune differenza con gli esemplari noti di Deinonychus sono interpretate come caratteri giovanili: confrontato con agli adulti, il cranio è relativamente più grande rispetto alle vertebre, ma ha proporzioni più gracili. Il coracoide è relativamente più grande che nell'adulto, e la mano mostra falangi relativamente più lunghe e gracili. Il tubercolo flessorio del secondo ungueale del piede è meno prominente. Sebbene non si possa escludere che queste differenze siano in parte dovute esclusivamente a differenze individuali, è interessante che siano comparabili a quelle che si osservano nell'olotipo di Bambiraptor, un altro Dromaeosauridae basato su un esemplare immaturo, che quindi convalidano l'interpretazione “ontogenetica” di queste differenze rispetto a Deinonychus più maturi.
Parsons e Parsons (2015) suggeriscono che la presenza di arti anteriori relativamente più allungati rispetto alla condizione adulta, in animali (piumati) con una massa attorno ai 10 kg (quindi sotto la massa dei maggiori volatori viventi) potrebbe indicare una qualche capacità aerodinamica nei giovani Deinonychus. Dato che il volo battuto è esclusivamente una caratteristica dei Pygostylia derivati dotati di ampio sterno ossificato, coracoide espanso prossimodistalmente ed omero più robusto del femore, si può tranquillamente escludere una forma di volo battuto in questi dromaeosauridi. Nondimeno, una qualche capacità planatoria, analoga a quanto discusso per alcuni Microraptoria, potrebbe essere postulata anche nei giovani Deinonychus? Purtroppo, questo esemplare è troppo frammentario per dilungarsi in questa ipotesi. Pur non escludendo qualche forma di funzionalità aerodinamica distribuita nei paraviani basali, per testare questa ipotesi occorre avere esemplari ben più completi (e dotati di traccia del piumaggio per determinare la superficie alare).

[aggiornamento metodologico:
Commento di metodologia filogenetica all'articolo di Parsons e Parsons (2015).
La loro figura 1 mostra la porzione dromaeosauridae della filogenesi di Turner et al. (2012) modificata inserendo anche l'esemplare da loro descritto. 

La topologia è problematica per due motivi (in parte collegati):
  • tra i taxa analizzati ci sono diverse “versioni” di Unenlagia e Neuquenraptor. L'analisi di Turner et al. (2012) ha testato alternative ipotesi sullo status di Unenlagia e Neuquenraptor (analizzati alternantivamente come taxa distinti o come un unico taxon), e di conseguenza nella matrice include differenti versioni dei due taxa (come stringa distinta con le varie specie di Unenlagia e Neuquenraptor incluse separatamente, con Unenlagia comprendente le sue due specie unite in un'unica stringa ma distinta da Neuquenraptor, ed infine con Unenlagia e Neuquenraptor a formare un unico taxon-stringa). Ovviamente, non ha senso includere tutte queste differenti versioni dei due taxa: o si include la stringa singola che li include tutti, oppure si includono le varie stringe dei taxa distinti e si omette la stringa “Unenlagia + Neuquenraptor”. Purtroppo, dalla fig. 1 di Parsons e Parsons (2015) si vede che gli autori hanno tenuto tutti le stringhe, di fatto includendo delle ripetizioni dei due taxa.
  • Nonostante Neuquenraptor sia incluso “due volte” (una come taxon a sé ed una come sinonimo fuso a Unenlagia), le due “versioni” si collocano in parti distinte di Dromaeosauridae: ciò è alquanto anomalo, dato che due taxa aventi una totale sovrapposizione di codifiche (“Neuquenraptor” è niente altro che un sottoinsieme di informazioni del taxon “Unenlagia + Neuquenraptor”) dovrebbero collocarsi nel medesimo nodo (e creare al più politomia).
Alla luce di questi due bizzarri risultati (come traspaiono dalla fig. 1) ho il sospetto che l'analisi svolta da Parsons e Parsons (2015) sia molto poco plausibile sia sul piano metodologico che interpretativo. Notare inoltre che Balaur e Tsaagan risultino dei dromaeosaurini invece che dei velociraptorini (questo ultimo è il risultato “classico” che si ottiene con la matrice di Turner et al. (2012) per quei due taxa), cosa che fa sospettare che l'analisi svolta dagli autori non abbia esplorato a sufficienza lo spazio delle topologie parsimoniose, ottenendo un albero subottimale.

Ho quindi replicato l'analisi, inserendo l'esemplare descritto da Parsons e Parsons (2015) nella matrice di Turner et al. (2015), usando solamente “Unenlagia + Neuquenraptor” ed escludendo le altre versioni dei due unenlagiini patagonici.
Il risultato è il sequente:

Il nodo velociraptorino basale comprendente il nuovo esemplare e Bambiraptor è confermato, e suggerisce che i due siano attratti raciprocamente dalla loro morfologia immatura.


Bibliografia:
Parsons WL, Parsons KM (2015). Morphological Variations within the Ontogeny of Deinonychus antirrhopus (Theropoda, Dromaeosauridae). PLoSONE 10(4):e0121476.

11 aprile 2015

Billy People

DISCLAIMER: Il post usa un linguaggio esplicito e a tratti politicamente scorretto.
Mi prendo una pausa dalle varie attività paleontologiche “serie” che sto svolgendo (alcune prossime alla pubblicazione) con un post totalmente inutile e frivolo.
Mancano solo due mesi all'uscita del primo film sui dinosauri senza dinosauri, un film quindi incentrato unicamente sui personaggi umani, sul loro spessore e consistenza (HI=1 [non è un emoticon]).
Per prepararci al meglio a questo film carico di caratterizzazioni psicologiche, è bene ritornare ai vecchi film, ed in analogia con il prossimo, fingere che essi siano da ricordare per i personaggi mammaliformi ominidi e non per quelli archosauromorfi dinosauri. Ho quindi stilato una classifica dei 3 migliori personaggi della “vecchia” trilogia (perché, temo, ci sarà una “nuova” trilogia) ed una classifica dei 3 personaggi peggiori.

07 aprile 2015

Brontosaurus è solo un nome. Apatosaurus è solo un nome.

Brontosaurus excelsus, anche noto come Apatosaurus excelsus. Opera del Maestro del Diplodocoide, Davide Bonadonna.

Oggi, Tschoop et al. (2015) pubblicano un'ampia analisi filogenetica dei sauropodi Diplodocidae, analizzati al livello tassonomico più basso, quello degli individui. L'articolo è scaricabile free dal link. Oltre a svolgere questa ampia analisi filogenetica, con finalità squisitamente sistematiche, gli autori introducono una metrica per determinare quantitativamente le categorie linneane di grado generico all'interno della filogenesi. Ovvero, svolgono un lavoro di tipo tassonomico. Questa curiosa versione matematica del genericometro produce, in base all'analisi degli autori, una revisione tassonomica del genere Apatosaurus. Conseguenza di questa revisione, e della metrica utilizzata, e della tassonomia seguita (notare la lunga serie di premesse) è che gli autori restringono l'inclusività della parola "Apatosaurus" rispetto a quella che, negli ultimi decenni, era stata applicata per quel nome. Conseguenza di ciò, gli autori ri-utilizzano il nome "Brontosaurus" per definire una parte del clade di diplodocidi apatosaurini che prima era inclusa nel nome Apatosaurus.

Tradotto per i non-esperti, gli autori concludono che il termine "Apatosaurus" debba riferirsi ad un insieme di specie più piccolo di quello che prima era tradizionalmente diventato l'insieme di specie a cui applicare quel nome. La parte "tolta" dal vecchio insieme chiamato Apatosaurus viene ri-battezzata con il nome usato originariamente per una specie di quella parte: Brontosaurus. Questa procedura, per quanto matematizzata, resta comunque totalmente soggettiva, proprio perché la tassonomia si occupa solo di nomi, non di oggetti, ed un nome è sempre un'etichetta arbitraria, qualunque sia l'oggetto a cui è riferito.

Questo è quello che è accaduto, ed è quello che moltissimi, in queste ore, stanno totalmente fraintendendo. Ne avevo già parlato 2 anni fa.

"Brontosaurus" è solo un nome: un vocabolo tassonomico la cui "realtà" è convenzionale. Un nome non è "reale", se non dentro la testa di chi lo usa. La sua validità dipende da dove e come si vuole applicare il nome.
"Apatosaurus" è solo un nome: un vocabolo tassonomico la cui "realtà" è convenzionale. Un nome non è "reale", se non dentro la testa di chi lo usa. La sua validità dipende da dove e come si vuole applicare il nome.

La specie chiamata Apatosaurus excelsus non cambia se la si chiama Brontosaurus excelsus. "Apatosaurus excelsus" e "Brontosaurus excelsus" sono due nomi per definire la medesima entità sistematica. E siccome ciò che conta è solamente l'entità sistematica che deduciamo dai fossili, il nome applicato a tale entità è del tutto irrilevante e secondario.

Piantatela di blaterare a vuoto sulla "resurrezione" di Brontosaurus. Non è successo questo con lo studio di oggi. Piantatela di blaterare a vuoto sulla "validità" di Brontosaurus. La specie è sempre stata considerata valida, fin dalla sua istituzione. Nessuno ha mai messo in dubbio la validità di A./B. excelsus. Quella specie animale fossile, comunque la vogliate chiamare, comunque la vogliate immaginare, è valida da oltre un secolo. Ciò che negli anni è variato è stato il nome della categoria linneana di rango generico nella quale inserire la specie "excelsus". E siccome i "generi" sono pure convenzioni, sia Brontosaurus che Apatosaurus esistono solamente nelle nostre teste come strumenti linguistici, non come "realtà" che camminano e interagiscono nel mondo reale.

Quindi, siccome i nomi sono solo parole, che ora chiamiate Brontosaurus ciò che prima era una parte di Apatosaurus, o manteniate per tutti il nome Apatosaurus, la sostanza paleontologica non cambia.
Pertanto, piantatela di postare online immagini del Brontosaurus di Knight, perché non ha senso usare un'illustrazione vintage: ripristinare un nome invalidato all'inizio del XX secolo non significa ripristinare anche l'iconografia dell'inizio del XX secolo.

Imparate a separare tassonomia da sistematica: date valore alla seconda (che lavora sulla realtà) e non enfatizzate la prima (che è solo la procedura con cui nominiamo la realtà).