02 febbraio 2016

"La Rivoluzione Piumata"


Mi metto un po' avanti, nel caso qualcuno sia interessato e voglia organizzarsi.
Sabato 7 Maggio, alle ore 16.30, nell'ambito dei "Sabati del Capellini", presso il Museo Geologico e Paleontologico "Capellini" a Bologna, terrò una presentazione dal titolo:

"La Rivoluzione Piumata: i fossili eccezionali che hanno cambiato la nostra immagine dei dinosauri".

Vi anticipo che durante la presentazione mostrerò alcuni esemplari del tutto inediti.
Vi aspetto numerosi!

23 gennaio 2016

Sulla probabilità della filogenesi di Theropoda ottenuta da Dave Peters

Alcune settimane fa, Dave Peters mi contattò per chiedermi una copia in formato nexus della matrice che assemblai per l'articolo sulle affinità di Balaur.
Sebbene in passato Peters non sia stato particolarmente tenero con me, e ciò per il fatto che qui e sul suo blog smentii in toto la sua personale (e pienamente infondata) ricostruzione di Aurornis (la mia smentita era basata sulla osservazione diretta dell'olotipo di Aurornis allora conservato a Bruxelles), non avevo motivi per negare una richiesta di dati pubblicati. La scienza è ripetibilità dei risultati e democrazia dell'accesso ai dati. Pur temendo un uso, diciamo, “idiosincratico” della matrice, gli inviai il file.
Recentemente, ho scoperto il motivo di tale richiesta: sul suo blog, Peters ha “confrontato” la topologia di Theropoda risultata dalla mia matrice con quella che egli ha ricavato all'interno dalla sua discutibile filogenesi dei rettili. Non mi soffermo a discutere le bizzarre argomentazioni con le quali pare “confrontare” le due filogenesi. Peters è così convinto che la sua piccola matrice sbilanciata nel rapporto taxa-caratteri (circa 3:1, quando sarebbe buona norma avere un rapporto inverso), associata alla sua soggettiva metodologia di ricostruzione scheletrica, produca dei risultati “sensati” sul piano filogenetico (nonostante sia del tutto smentita da migliaia di studi di zoologia e paleontologia) che è inutile perdere tempo in quel discorso. Allo stesso modo, è inutile rimarcare che Peters usi degli artifici matematici ingiustificati per argomentare che la topologia di Theropoda, risultata dalla matrice che gli ho inviato, sia debole e discutibile. Analogamente, se Peters ritiene che la risoluzione di un cladogramma sia un fine a prescindere dai dati, è inutile fargli notare che qualsiasi matrice costruita con un ridotto rapporto caratteri/taxa (pochi caratteri vs tanti taxa) – per giunta codificata in modo soggettivo come la sua – produce facilmente ciò che si desidere ottenere a priori.

In questo post, molto semplicemente, ritorcerò l'approccio di Peters (usato contro la mia analisi) contro l'analisi stessa di Peters, per mostrare come la sua “filogenesi” di Theropoda sia del tutto infondata.
Innanzitutto, questa è la topologia che risulta a Peters per i dinosauri inclusi nella sua analisi (immagine tratta dal suo blog).


Notate come la topologia sia del tutto in disaccordo con quanto risulta alla grande maggioranza dei paleontologi. Ciò, di per sé, non sarebbe un problema. La scienza non è dogmatica, e non pretende di avere una visione unica di un problema. Tuttavia, se la grandissima maggioranza dei paleontologi che studiano i dinosauri concorda su una topologia generale, e se tale topologia generale è basata su un secolo di dati raccolti e pubblicati, accessibili e ripetibili, è giustificato mettere un grosso dubbio sulla idiosincratica filogenesi sostenuta solo da Peters. Anche se ci sono divergenze tra gli studiosi sui dettagli, nessun paleontologo ha mai pubblicato una filogenesi così “inusuale” come quella di Peters, quindi è saggio prendere tale ipotesi alternativa con un buon tasso di scetticismo, perlomeno fintanto che sarà basata su un metodo soggettivo e non testabile come quello di Peters.
Come esempio sufficiente a mostrarvi quanto sia improbabile la filogenesi di Peters, faccio notare che, in quel cladogramma, Tyrannosaurus risulta all'interno di un clade composto da microraptorini. Anche se non siete esperti in morfologia dei coelurosauri, anche se non avete mai codificato una matrice filogenetica in vita vostra, mi auguro che riterrete altamente improbabile che Tyrannosaurus discenda da un animale di grado microraptorino, sopratutto quando altri taxa riconosciuti come tyrannosauroidi (come Dilong, Guanlong e Yutyrannus) sono anche essi presenti nella medesima filogenesi ma risultano collocati altrove nell'albero, lontano dai microraptorini.

E se questo dettaglio non vi pare sufficiente per criticare la filogenesi di Peters, e volete un qualche test matematico per misurare la probabilità che l'analisi di Peters produca una accurata descrizione delle relazioni filogenetiche di Theropoda, eccovi accontentati.

Sulla stregua della “analisi” con cui Peters ha sollevato dubbi nei confronti della mia filogenesi, ho usato Megamatrice per testare la filogenesi di Peters. Ho incluso solamente i medesimi taxa usati da Peters nella sua analisi e che fossero anche presenti in Megamatrice (unica eccezione, ho usato Ornithomimus al posto di Struthiomimus, dato che questo ultimo non è ancora incluso in Megamatrice: tale differenza di taxa non dovrebbe incidere significativamente, data la generale somiglianza tra questi due ornithomimidi: in ogni caso, la matrice di Peters non include altri ornithomimidi, quindi è ragionevole che non campioni tra i caratteri che distinguono Ornithomimus da Struthiomimus).
Ho imposto all'analisi di produrre la medesima topologia ottenuta da Peters, e l'ho confrontata con quella che si ottiene analizzando i dati senza imporre a priori alcuna topologia, per stabilire se e quanto l'albero prodotto da Peters abbia un significato filogenetico deducibile dai caratteri analizzati in Megamatrice.

La sottomatrice analizzata comprende 59 taxa. Il numero dei caratteri di Megamatrice risultati informativi per quel campione di taxa è 1073, circa nove volte quelli utilizzati da Peters. Sebbene Peters sostenga che un aumento importante dei caratteri non sia rilevante per una filogenesi (e ciò al fine di giustificare la sua matrice nella quale i caratteri sono molto pochi rispetto ai taxa), io resto della vecchia idea che l'aumento di informazione è preferibile ad una riduzione di dati, dato che al diminuire dei dati aumenta l'incidenza dell'errore di campionamento. Se ho più di mille caratteri che mostrano una variabilità nel campione, una variabilità che ritengo sia un segnale filogenetico, non ho motivo per ridurre arbitrariamente quell'insieme di caratteri. Anzi, tale riduzione di informazione avvicina maggiormente il mio risultato alla pericolosa soglia della mera casualità (il produrre alberi puramente arbitrari prodotti da un piccolo pacchetto di dati scelti più o meno a caso).

Ecco cosa ho ottenuto.
Imponendo la topologia risultata a Peters, si ricava un albero lungo 4342 steps.
Prima di analizzare il risultato numerico, osserviamo l'albero ottenuto dai dati lasciando libero il programma di cercare la topologia più parsimoniosa. La topologia generale è coerente con quella della maggioranza delle filogenesi pubblicate finora. I risultati più inusuali sono la collocazione dei due ornithischi come sister-taxon di Neotheropoda rispetto ad herrerasauri e sauropodomorfi, e la collocazione di Allosaurus e Suchomimus dentro il gruppo dei compsognathidi e tyrannosauroidi (o, se volete descrivere la medesima cosa in modo diverso, con la collocazione di compsognathidi e tyrannosaurodi con i carnosauri). Entrambi questi risultati sono probabilmente l'effetto dello scarso campionamento nella parte basale di Dinosauria e dell'assenza della maggioranza dei tetanuri non-coelurosauri, che induce i due unici tetanuri basali inclusi (Allosaurus e Suchomimus) a collocarsi assieme ai soli coelurosauri vagamente simili a “carnosauri” (ovvero, i tyrannosauroidi).

L'analisi ottenuta senza imporre alcuna topologia, produce alberi lunghi 3780 steps. Sul piano quantitativo, l'albero di Peters è quindi 562 steps meno parsimonioso della topologia ottimale. Significa che la medesima matrice è spiegata dall'albero di Peters a patto di aggiungere 562 eventi evolutivi in più rispetto a quelli richiesti usando l'albero ottenuto dall'analisi filogenetica “libera”.

Cinquecento sessantadue steps in più sono tantissimi!

Anche senza fare il test di Templeton o altri test statistici per misurare la plausibilità di una topologia rispetto al mero caso, appare chiaro che l'albero di Peters è molto molto molto poco plausibile, poiché descrive i dati a disposizione con una enorme serie accessoria di eventi, ovvero, una quantità esageratamente alta di ipotesi non necessarie rispetto ad altre topologie che, pur ricavabili dal medesimo dataset, non richiedono così tanti eventi per giustificare i dati a disposizione. Un numero così alto di eventi supplementari non necessari è chiaramente molto improbabile, e risulta difficile da accettare come effetto di fattori casuali (errori di codifica, errori di campionamento, omoplasia, ecc...).
Difatti, il test di Templeton indica che l'albero di Peters ha una probabilità minore dello 0,01% di essere poco parsimonioso solamente per via del mero campionamento di dati.

Pertanto, l'improbabilità di quell'albero nel descrivere in modo parsimonioso i dati non è casuale. Il test dice che la matrice di Peters produce topologie di Theropoda prive di valore filogenetico.
Concludendo, quanto è probabile che l'albero di Peters sia il frutto del mero caso? Ovvero, se addestrassi un esercito di scimmie che codificano a caso delle matrici filogenetiche di quei taxa, quale è la probabilità che qualcuna di queste matrici fatte da scimmie ammaestrate produca, sempre per puro caso, una filogenesi indistinguibile da quella ottenuta da Peters? Più che una probabilità, è una certezza...

22 gennaio 2016

Dracoraptor: il più antico neotheropode giurassico, il più recente herrerasauro, o altro?

Ricostruzione scheletrica di Dracoraptor. In verde, gli elementi ossei preservati; in arancio, gli elemnti dedotti dalle impronte sulle lastra. (Da Martill et al. 2016).

Martill et al. (2016) descrivono i resti associati di un theropode dalla base del Giurassico del Galles. I resti includono parte del cranio (premascellari, mascellare parziale, lacrimale e jugale in parte come impronte, il surangolare ed alcuni denti) e del postcranio (alcune vertebre, parte dell'arto anteriore, comprese resti disarticolati della mano, pube parziale, ischio quasi completo, parte dell'arto posteriore, in particolare i metatarsi) e riferiscono questo esemplare ad un nuovo taxon, Dracoraptor hanigani (anche se, stando all'etimologia proposta per il nome, la specie dovrebbe essere "haniganorum"). L'età e la morfologia di Dracoraptor è molto interessante: i theropodi risalenti alla transizione Triassico-Giurassico sono relativamente pochi, ed il record europeo è piuttosto scarso in merito. Dracoraptor è inoltre relativamente ben conservato. L'analisi filogenetica utilizzata da Martill et al. (2016) colloca Dracoraptor alla base di Coelophysoidea. Nella loro analisi, altri taxa di "grado coelophysoide" risultano lungo la linea che conduce agli averostri, quindi confermando che "i coelophysoidi" non sarebbero un clade specializzato di neotheropodi bensì la condizione primitiva di tutti i neotheropodi. Immesso in Megamatrice, Dracoraptor si colloca invece in un clade comprendente Tawa (che risulterebbe sister-taxon di Dracoraptor) e Daemonosaurus; a sua voltam, questo clade risulta sister-taxon di Herrarasauridae. Ovvero, se questo secondo risultato fosse confermato, Dracoraptor sarebbe un herrerasauro, il più recente (e primo rinvenuto nel Giurassico) conosciuto, e sarebbe dimostrata l'esistenza di un gruppo di theropodi basali laurasiatici del Triassico Superiore - Giurassico iniziale, più affine agli herrerasauri che ai neotheropodi.
Data l'inusuale topologia risultata usando tutti i taxa della matrice, ho ripetuto l'analisi omettendo la grande maggioranza dei membri di Averostra, mantenendo solo Allosaurus, Ceratosaurus, Elaphrosaurus e Monolophosaurus a rappresentare questo clade. L'analisi produce un diverso risultato, con Dracoraptor collocato in una politomia assieme a Sarcosaurus woodi, Tachiraptor e Neotheropoda.

Ciò suggerisce che il campionamento tassonomico alla base di Averostra incida significativamente sulle relazioni tra i theropodi basali. Ovvero, abbiamo bisogno di più taxa del Giurassico Inferiore prima di avere un quadro attendibile delle relazioni tra i theropodi basali.

Bibliografia:
Martill DM, Vidovic SU, Howells C, Nudds JR (2016) The Oldest Jurassic Dinosaur: A Basal Neotheropod from the Hettangian of Great Britain. PLoS ONE 11(1): e0145713. doi:10.1371/journal. pone.0145713

13 gennaio 2016

Iguanodonti tunisini!

Che settimana entusiasmante!
Machimosaurus rex, del quale ho raccontato la scoperta, anatomia e implicazioni evoluzionistiche, sta avendo un meritato risalto mediatico.
Il giorno dopo la pubblicazione di Machimosaurus rex, proprio mentre io e gli altri membri del contingente bolognese festeggiavamo l'uscita dell'articolo, è stato pubblicato anche il secondo articolo della serie di studi che abbiamo prodotto da quella spedizione. Sicuramente meno spettacolare, ma non meno interessante.
Finalmente, dopo 10 anni di ricerche, anche io ho prodotto qualcosa sugli ornithischi!
Tutto parte il 5 Dicembre 2014 (un giorno prima della scoperta di M. rex). Era la fine del pomeriggio, ed avevamo passato la giornata prospettando una nuova località a sud-est di El Mra (il sito-tipo di Tataouinea), ed avevamo rinvenuto alcune ossa isolate, tra cui un omero di sauropode parzialmente conservato. La giornata volgeva al termine, ed eravamo in fase di "sbaraccare" il campo base, quando Jacopo Carlet, uno degli studenti del nostro team, ci raggiunse tendendo qualcosa in mano.
Ricordo benissimo quella scena, che è stata immortalata anche da una foto. Jacopo raggiunse me e Federico, dicendo: "secondo me, questo è un erbivoro", ed aprì la mano.
Quando vidi cosa conteneva, non credevamo ai miei occhi!
Il momento in cui Jacopo ci mostrò il fossile (foto di L. Angelicola). In basso, l'esemplare (da Fanti et al. 2016).
Un dente di iguanodonte!
Chi ha un minimo di dimestichezza col record fossile mesozoico, saprà che gli ornithischi africani sono relativamente rari. Theropodi e sauropodi sono piuttosto ben documentati, ma gli ornithischi africani del Cretacico si contano si e no sulle dita di due mani. Rinvenire un dente di Ornithopoda in Nord Africa è piuttosto raro, quindi estremamente importante.
Spronati da questa scoperta, abbiamo revisionato il materiale raccolto dalle spedizioni del nostro team tra il 2010 ed oggi, e lo abbiamo confrontato con il record fossile presente a Venezia e Parigi, che documenta la scoperta di Ouranosaurus e Lurdusaurus (in Niger). Da queste comparazioni abbiamo quindi tratto un breve articolo in cui descriviamo questi resti (Fanti et al. 2016). Con mio grande piacere, l'amico Lukas Panzarin è stato coinvolto nella ricerca.
In tutto, in Tunisia sono stati rinvenuti 3 denti di iguanodontiani in discrete condizioni, uno dei quali trovato dalla nostre spedizione, più alcuni frammenti di almeno cinque altri denti. Sebbene i denti non siano riferibili a generi o specie particolari, sono comunque ascrivibili al grado degli iguanodonti hadrosauroidi  non-hadrosauridi (come Ouranosaurus). Tutti questi reperti provengono dai medesimi livelli da cui proviene Tataouinea. Questo indica che in Tunisia esisteva una fauna comparabile alla famosa associazione di Gadaofaoua, almeno in base ai denti isolati rinvenuti: Sarcosuchus, spinosauridi, carcharodontosauridi, abelisauridi, rabbachisauridi e iguanodonti.
La speranza è di trovare in futuro anche resti scheletrici di questi iguanodonti.

Bibliografia:
Federico Fanti, Andrea Cau, Lukas Panzarin and Luigi Cantelli (2016) Evidence of iguanodontian dinosaurs from the Lower Cretaceous of Tunisia. Cretaceous Research 60: 267–274. doi:10.1016/j.cretres.2015.12.008

12 gennaio 2016

Il video ufficiale di Machimosaurus rex

Video della National Geographic Society nel quale Federico Fanti ci descrive la scoperta di Machimosaurus rex
Potete anche vedere per alcuni secondi la braccia rubate all'agricoltura del vostro blogger che scavano...

11 gennaio 2016

Il Re dei Sauri Battaglieri - La Fine del Regno dei Teleosauridi



Nei precedenti post di questa serie, ho parlato della scoperta e della morfologia di Machimosaurus rex (Fanti et al. 2015), il più grande coccodrillo marino che si conosca, scoperto dalla nostra spedizione tunisina proprio un anno fa, nel dicembre del 2014.
Aldilà della spettacolarità di un coccodrillo di 10 metri, ciò che rende questa scoperta significativa su un piano più ampio e generale è la collocazione geografica e, sopratutto, temporale, di questa nuova specie.
Machimosaurus rex appartiene a Teleosauridae, un clade di crocodylomorfi adattato alla vita marina, sebbene non col grado di estremo adattamento (che comportò l'impossibilità di uscita dall'acqua) che si osserva nell'altro gruppo di thalattosuchi, i metriorhynchidi (come Neptunidraco). I teleosauridi erano semiacquatici, capaci di vivere e avventurarsi in mare, ma pur sempre perfettamente capaci di uscire dall'acqua. Molto probabilmente, lo stile di vita dei teleosauridi era simile a quello dei moderni gaviali e dei coccodrilli d'acqua salata, predatori sia in acqua che lungo le rive.
I primi teleosauridi noti risalgono al Giurassico Inferiore europeo, ed in effetti la grande maggioranza dei teleosauridi scoperti proviene da siti europei. I pochi teleosauridi rinvenuti al di fuori dell'Europa sono in maggioranza basati su resti molto frammentari e spesso di dubbia identificazione. Ad esempio, a parte il nostro nuovo Machimosaurus tunisino, l'unico Machimosaurus rinvenuto fuori dall'Europa è M. novackianus, basato esclusivamente su un frammento di mandibola rinvenuto in Etiopia e per mezzo secolo interpretato come pliosauride. Con un cranio quasi completo, uno scheletro articolato e almeno altri tre esemplari identificati nel sito tunisino che abbiamo scoperto, Machimosaurus rex rappresenta quindi un'eccezione, e apre una interessante prospettiva sulla scoperta di nuovi teleosauridi non-europei.
Già prima della scoperta di M. rex, era noto che Machimosaurus fosse il più grande e più recente dei teleosauridi. Di fatto, sapevamo che l'estinzione di Machimosaurus, risalente a circa 150 milioni di anni fa, rappresentava anche l'estinzione dell'intero clade Teleosauridae. Gli ultimi Machimosaurus noti in Europa risalgono difatti alla fine del Giurassico (Machimosaurus hugii e Machimosaurus mosae, noti nel Kimmeridgiano-Titoniano). Machimosaurus novackianus è di età incerta, ma collocata comunque nella prima parte del Giurassico Superiore.

E Machimosaurus rex? Quale è la sua età geologica?

Negli ultimi 5 anni, vari gruppi di ricerca coordinati da Federico Fanti hanno svolto numerose campagne geologiche nel sud tunisino, proprio con lo scopo di raffinare la correlazione stratigrafica tra le varie località, quindi anche per stabilirne l'età geologica relativa. Di fatto, è il più ampio lavoro sulla stratigrafia del Cretacico Inferiore della zona di Tataouine.
Io sono un paleontologo dei vertebrati, mi occupo di morfologia e paleobiologia, ed ammetto di essere molto incompetente in questi ambiti squisitamente stratigrafici. Quando scoprimmo il fossile, la mia prima impressione, avendo di fronte lo scheletro di un Machimosaurus, fu che il sito fosse di età tardo-Giurassica, dato che, come ho scritto sopra, era noto che Machimosaurus e tutti i teleosauridi noti fossero esclusivamente giurassici. Al tempo stesso, tutte le località studiate finora nel sud tunisino erano di età Cretacica. Avevamo quindi due opzioni possibili: 1) il fossile era di età giurassica, come tutti gli altri Machimosaurus noti; oppure 2) avevamo trovato un Machimosaurus cretacico.
La collocazione geo-cronologica del nuovo Machimosaurus è stata quindi la parte più controversa della nostra indagine. Dovevamo collocare il fossile (o meglio, la località nella quale era stato trovato) nel contesto della stratigrafia di Tataouine. Ciò comportava identificare dei micro-fossili nel sedimento che avessero qualche valenza biostratigrafica, oppure correlare la zona del fossile con le altre località tunisine per le quali fosse nota una posizione stratigrafica.
Il primo tipo di ricerca non ha dato molti risultati: i microfossili rinvenuti nel sedimento sono in larga parte resti frammentari di pesce e invertebrati dalla ridotta significatività stratigrafica. Il secondo tipo di ricerca ha invece dato maggiori informazioni: il sito-tipo di Machimosaurus rex è localizzabile nella parte bassa delle “Sabbie di Douiret”, ovvero il Membro inferiore della Formazione di Douiret. [Tutti questi nomi, prima del tutto ignoti a me, sono diventati familiari durante la spedizione in Tunisia.] Quale è l'età di questa formazione? Il lavoro svolto negli anni dalle varie spedizioni dell'Università di Bologna ha permesso di collocare la Formazione di Douiret nel Hauteriviano-Barremiano, quindi nel Cretacico Inferiore, a circa 130 milioni di anni fa.
Pertanto, Machimosaurus rex è un teleosauride del Cretacico. Si tratta della prima specie di teleosauride che possa essere data al Cretacico, risultato che estende la durata di questo clade di 20 milioni di anni in avanti rispetto a ciò che conoscevamo prima.
Questa scoperta ha alcune importanti implicazioni. In primo luogo, significa che l'estinzione giurassica dei teleosauridi non fu globale, ma locale: questi rettili effettivamente si estinsero in Europa 150 milioni di anni fa, ma persistettero in Africa per altri 20 milioni di anni.
Ciò è spiegabile se confrontiamo la storia paleo-ambientale del margine europeo della Tetide (in cui vissero M. mosae e M. hugii nel Giurassico finale) con il margine africano (in cui visse M. rex nel Cretacico inferiore). Il limite Giurassico-Cretacico in Europa è caratterizzato da un raffreddamento climatico (fattore che regola la distribuzione geografica dei coccodrilli) e da una riduzione delle aree di mare basso e lagunare (l'ambiente preferito dai teleosauridi). Questa combinazione negativa di fattori ha probabilmente ridotto progressivamente l'areale europeo dei teleosauridi, fino a portarli all'estinzione in Laurasia. In Africa, invece, questi fenomeni non si verificarono, e il passaggio Giurassico-Cretacico è caratterizzato dalla persistenza delle condizioni calde e lagunari che ritroviamo anche nella Formazione di Douiret.
Pertanto, la presenza (e persistenza) in Africa e l'estinzione in Europa dei Machimosaurus al passaggio Giurassico-Cretacico sono perfettamente spiegabili con una dinamica ecologica chiamata “inseguimento dell'habitat”: lo spostamento verso sud delle fasce climatiche calde e la riduzione delle aree lagunari in Europa portarono le popolazioni di Machimosaurus a “seguire” la contrazione del loro habitat ideale. Dato che M. novackianus è noto in Etiopia nel Giurassico Superiore, è presumibile che a quel tempo Machimosaurus occuppasse l'intera Tetide occidentale, dal Portogallo all'Africa orientale: nel Cretacico il suo habitat si ridusse alla parte meridionale di quel dominio, tra cui la Tunisia in cui abbiamo rinvenuto M. rex.
Mappa del Giurassico terminale - Cretacico iniziale con indicate le località in cui è noto Machimosaurus (rosa, Giurassico Superiore; giallo, Cretacico Inferiore).

Recentemente, abbiamo scoperto che gli ultimi metriorhynchidi vissero nell'Aptiano della Sicilia, che a quel tempo rappresentava un promontorio del Nord Africa in continuazione con la Tunisia. La scoperta che anche gli ultimi teleosauridi vissero nella medesima regione ed approssimativamente nel medesimo intervallo temporale apre scenari molto intringanti. Pare plausibile che il margine africano della Tetide, inclusa parte dell'Italia meridionale, sia il luogo dove cercare gli ultimi thalattosuchi, sia teleosauridi che metriorynchidi.
Questa scoperta si colloca all'interno del dibattito su cosa avvenne, a livello biologico, alla fine del Giurassico. Mentre l'estinzione di massa del Cretacico finale è enormemente studiata e documentata, l'esistenza e intensità di una eventuale crisi biologica alla fine del Giurassico, in particolare tra i rettili marini, è ancora oggetto di dibattito. La scoperta di M. rex aggiunge un tassello importante alla questione, e suggerisce che la crisi di fine Giurassico fu un evento locale, laurasiatico (settentrionale), e non globale. Come la recente scoperta di sauropodi “tipicamente giurassici” nel Cretacico iniziale del Sud Africa e Patagonia dimostra, è probabile che molti gruppi – che si riteneva fossero scomparsi alla fine del Giurassico – siano invece persistiti nell'emisfero meridionale almeno per le prime fasi del Cretacico. Tutto ciò ci deve spronare a investigare maggiormente aree finora poco studiate, come l'Africa, il cui record fossile ha sicuramente molti altri tesori da offrirci.
Il re dei coccodrilli marini potrebbe essere solo la prima di una serie di forme “giurassiche” che attendono di essere scoperte nel Cretacico africano.

Bibliografia:
Fanti F., Miyashita T., Cantelli L., Mnasri F., Dridi J., Contessi M. and Cau A. 2015 – The largest Thalattosuchian (Crocodylomorpha) supports Teleosaurid survival across the Jurassic-Cretaceous boundary. Cretaceous Research doi:10.1016/j.cretres.2015.11.011.